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    riprese "ZIbaldone"

    ...giorni di riprese...
    ...speriamo vada tutto ok...

     
     

    15/06/08: sono andato a Brindisi e non ho visto il Papa

    15 giugno 2008, una giornata epocale da queste parti: il Papa Benedetto XVI fa visita alla diocesi di Brindisi. Per conto di un giornale locale sono andato a scattare delle foto in Piazza Sant'Apollinare, durante la messa che il Papa ha celebrato di fronte a circa 60 mila fedeli. Ho fatto un centinaio di scatti, quasi tutti rivolti verso politici e uomini di chiesa (Papa naturalmente compreso). Scatti che ho quasi interamente consegnato alla rivista committente. Mi sono rimasti in mano degli "scarti" fotografici, immagini che non interesserebbero nessun giornale di questo mondo. Sono degli "sguardi distratti" che mi hanno fatto riflettere su quanto vera sia l'affermazione di Calvino riguardo tutto il materiale di scarto: è solo ciò che di noi buttiamo via che ci dice, o aiuta a dirci, quel che di noi resta. In effetti è proprio così, quei modesti "scarti fotografici" mi restituiscono la versione reale di ciò che ha significato la visita del Papa in questa terra . Si tratta d'immondizia "indifferenziata" di cui ho provato a prendermi cura. Tra i rifiuti, come vedrete, non ci sono preti o politici (anzi ce ne è solo uno, ma è di spalle). Ma ci sono tutti gli elementi per me più autentici di questa visita: il caos mediatico e non, la miseria, la speranza, i cappellini gialli e tanto, tanto cielo. Mi rimane solo il rimpianto di non avere osato un pò di più e di non aver povato a farne altre di foto inutili.
     
    (per vedere le foto in una risoluzione migliore, ho aggiunto un album qui affianco).
     

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    addio Dino Risi

     
    La velocità della strada e lo sguardo di Gassman riflesso nello specchietto retrovisore. La vita frenetica da deglutire in un sorpasso e la solitudine dell'uomo moderno. La morte è dietro l'angolo.  
     
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    Il regista Dino Risi lo ricorderò come l'autore de "Il sorpasso"
    , raro road movie italiano che racconta gli anni del miracolo: un miracolo economico, ma che è preludio di  un degrado morale e culturale senza via d'uscita. capolavoro apocalittico che racconta l'Italia degli anni '50 e '60 meglio di qualsiasi libro di storia.

         

    da "Duellanti" mensile di cinema. maggio 2008.

     

    dedicato A CHI NON VUOLE RIDERE. editoriale di Gianni Canova 
     
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    Costano intorno ai 300 euro. Le producono le più note marce di apparecchi digitali. E fotografano solo sorrisi. L'Olympus FF340, ad esempio, ha una funzione chiamata Smile Shot che, se azionata, fa scattare la fotografia solo nel momento in cui chi viene fotografato si decide a sorridere. Se non lo fa, se piange, se è triste, incazzato o disperato, la macchina resta inerte. Si rifiuta di fotografare. La Sony Cybershot DSC-W170, invece, ha una funzione chiamata Happy Face Retouch: un semplicissimo software che consente di ritoccare l'immagine appena scattata per ridare un sorriso artificiale a chi non avevva alcuna intenzione di sorridere. Fine del "cheese" da foto-ricordo. Fine dell'appello ai muscoli facciali per immortalare l'attimo con espressione gaudente. Ora ci pensano le macchine. Fanno tutto loro: come in una sorta di operazione preventiva di chirurgia estetica, ridisegnando il mondo solo con sorrisi a trantadue denti, cancellano a priori - espungendolo dall'universo del visibile fotografico - tutto ciò che è dissonante, triste o problematico, e celebrano l'ottimismo soddisfatto come unico panorama antropologico legittimo del mondo globalizzato. E' la tecnologia? Nossignori. Questa è ideologia allo stato puro. E' ideologia e, insieme, censura. La tecnologia è solo una scusa per far passare una radicale pulizia etnica del visibile che sancisca in fretta il trionfo estetico dell'homo ridens come modello unico di soggettività socialmente accettabile. Il ritocco fotografico è sempre esistito? Certo. Ma allora non ci si dica più che l'immagine fotografica è un "documento" della realtà. Non lo è mai stato, e le nuove teconologie lo rendono evidente in modo incontrovertibile. Del resto, riuscite anche solo a immaginare un Berlusconi, o un Sarkozy, o un Bush, ritratti mentre piangono? No, il pianto del Potere appartiene alla sfera o del Tragico (ma il Potere oggi non conosce che il Grottesco) o dell'Impossibile. Quindi, sorrisi obbligatori per tutti. Dal Re al Buffone. E avanti con la Grande Rimozione: quella con cui il Potere cerca di illuderci che sia possibile rinunciare a fare i conti con la realtà. Lì, in quel che resta del reale, non ci sono che lacrime e sangue. Per questo è bene che nessuno ci vada a curiosare. Niente immagini, please. Niente preoccupazioni. Sorridete. Guardatevi sorridere. Anche se siete tristi. Scattate. E godete. Cheese. Cheese. Ancora e sempre e solo cheese.

    Signora Luna

    "Signora luna". Una canzone di Vinicio Capossela rubata dal blog di una persona "dalla parte di Spessotto". (grazie mì).
     
    Tutti hanno una "signora luna". la mia era bianca proprio come la luna.
     
     

      

    Persa nel cielo
    lungo la notte del mio cammino
    sono due luci
    che mi accompagnan
    dovunque sto
    una nel sole
    per quando il sole
    mi copre d'oro
    una nel nero
    per quando il gelo
    mi vuole a sé

    signora luna che mi accompagni
    per tutto il mondo
    puoi tu spiegarmi
    dov'è la strada che porta a me
    forse nel sole
    forse nell'ombra
    così par esser
    ombra nel sole
    luce nell'ombra
    sempre per me

    perse nel cielo
    lungo la notte
    del mio cammino
    sono due luci che brillan sempre
    dovunque sto
    brillano alte
    brillano intense
    finchè par essere
    che siano gli occhi
    di chi ho già perduto
    che veglian per me

    signora luna che mi accompagni
    per tutto il mondo
    puoi tu spiegarmi dov'è la strada
    che porta a lei
    non se ne adombri
    signora luna se non ho amato
    diglielo a ella
    che solo ella
    veglia per me

    non se ne adombri signora luna
    se non ho amato
    solo negli occhi
    di chi è già stato
    veglia per me

    Festa scudetto

    !WoW!

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    sul tetto d'Italia

    L’arte controluce di Baldin Amhad.

     

    articolo apparso sul mensile "Il Punto" del mese di maggio.

     

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    Quando un oggetto si frappone tra una energica fonte di luce e l’occhio di chi guarda, questo acquista sembianze ambigue, deforma i propri connotati, acquisisce mistero: il lato che si lascia osservare si oscura e diventa “retro”; il lato nascosto, invece, diventa luminoso e lascia a chi guarda solo la facoltà di “immaginare”. La pittura di Baldin Amhad è arte controluce, carica di segreti, in bilico fra realtà e illusione, che blocca momenti surreali, miracoli sensoriali durante i quali tutto può accadere. Paesaggi impossibili che bisogna osservare da lontano per non rimanere accecati e smarriti nel magma di “forme informi” che trovano solidità esclusivamente nei titoli: “Luce nebbiosa”, “Notturno”, “Città immaginaria”, “Natura verticale”, “Riflesso”, “Rosso di sera”, “Omaggio alla luce”, “Luce indiretta”, “Città in rosso”, “Città in giallo”. La luce quindi, come strumento di deformazione del visibile, come termometro interiore che registra i cambiamenti umorali dell’autore. Un’arte guidata dalla fantasia, dove è la sensazione a governare forme che non trovano riscontro nella realtà, ma che si pongono su un livello superiore, sia personale che universale, dove riposano l’inconscio e la bellezza. “Luoghi inesistenti, - ci suggerisce l’arch. Enzo Longo – costruiti all’ombra della storia e del mito, frutto di utopia e geografia immaginaria”. Gli oggetti, quindi, si svincolano dalle leggi fisiche e si adeguano alle composizioni che, soprattutto nei lavori degli ultimi anni, si occludono verso il centro, verso la fonte di luce, come una sorta di sipario che, impedendo allo sguardo di filtrare, provoca sofferenza e desiderio. E se, come scrive il critico Van Der Beek, “la luce rappresenta non solo un elemento della natura, ma anche una speranza in un mondo migliore”, l’attuale momento storico non infonde al pittore molto ottimismo. La luce però è sempre lì, inviolabile, spesso si riflette sul mare che, come le tele di Baldin, registra questa Bellezza che sa di Oriente. Baldin è infatti un artista del Kurdistan che ha studiato in Italia. Montagne e mare, come elementi fondanti delle sue terre e delle sue suggestioni che, fuse insieme, suppliscono alla mancanza della sua vera terra di origine. L’immagine vergine di Suleymania, città di nascita dell’autore, è distante nel tempo, oltre che nello spazio. L’assenza si può tradurre da sempre, e in tutte le arti, come urgenza d’espressione.

    Nei giorni scorsi, precisamente dal 3 al 10 maggio, l’occasione offerta dall’Assessorato alla Cultura per scoprire, attraverso una mostra in “Casa Carbotti” presentata dall’arch. Longo, un autore introverso e delicato.

     

    una settimana a Roma

    Mi porto da Roma questa foto...
     
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    ...ed anche una bella esperienza di scrittura.
     
    Il regista Luca Nestola ha scelto per il suo prossimo cortometraggio, la trasposizione filmica del mio racconto "Il ciclista" (già presente in questo blog proprio in coda). Così, con lui, una scrittura a quattro mani per il soggetto e la sceneggiatura.
    Quest'estate, se tutto va bene, le riprese proprio a San Vito.
     
    Nonostante i cinque giorni romani, Roma non l'ho vista proprio. Solo tanto lavoro, tanta buona ospitalità e la pisciata in faccia di una fontana dispettosa.
     

    foto spettacolo

    Una foto scattata dal mio amico Giusepe Di Viesto dopo lo spettacolo dei Magazzini Teatrali Dardagnam "Arlecchino, Colombina, Pulcinella e... la magica mortadella"
     
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    ancora Trilussa

    IL TESTAMENTO DI UN ALBERO


    Un Albero di un bosco
    chiamò gli uccelli e fece testamento:
    -- Lascio i fiori al mare,
    lascio le foglie al vento,
    i frutti al sole e poi
    tutti i semi a voi.
    A voi, poveri uccelli,
    perché mi cantavate le canzoni
    nella bella stagione.
    E voglio che gli sterpi,
    quando saranno secchi,
    facciano il fuoco per i poverelli.
    Però vi avviso che sul mio tronco
    c'è un ramo che dev'essere ricordato
    alla bontà degli uomini e di Dio.
    Perché quel ramo, semplice e modesto,
    fu forte e generoso: e lo provò
    il giorno che sostenne un uomo onesto
    quando ci si impiccò.

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    poesia di Trilussa


    FELICITA' di Trilussa


    C'è un'ape che si posa
    su un bocciolo di rosa:
    lo succhia e se ne va...
    Tutto sommato, la felicità
    è una piccola cosa.

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    Un pò di foto horror scattate al mio amicone Gabrielone.
     
     
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    Poi una decisamente più mistica.
    san gabriele dei zibldoni

    Arlecchino, Colombina, Pulcinella... e la magica mortadella!

    Sabato 2 febbraio alla libreria Icaro ci sarà "Arlecchino, Colombina, Pulcinella... e la magica mortadella!", lo spettacolo per bambini (e non solo) dei Magazzini Teatrali Dardagnam.
     
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    il miglior chitarrista e autore che conosca

    segnalo l'apertura del myspace del miglior chitarrista e autore musicale che conosca.
     
     
     
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    sì, sono di parte, ma chi mi conosce veramente sa che ho l'onestà necessaria per esprimere questo giudizio.
     
    Per gli scettici, ascoltate e poi ditemi se non ho ragione.
     
     

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    recensione su Il punto

    Il mio amico Michelangelo Nigro ha fatto una recensione su L'ulivo racconta... che è stata pubblicata sull'ultimo numero de Il Punto. Grazie Michelangelo, sei stato troppo gentile e, soprattutto, troppo buono!

     

    Sono passati più di due mesi dalla calda serata di agosto in cui il DVD “L’Ulivo racconta…” è stato presentato al pubblico sanvitese. Eppure, è giusto spendere ancora qualche parola su questo lavoro, innanzitutto perché ne sono state spese davvero poche, immeritatamente, e poi perché questo mediometraggio ha continuato il suo percorso, e pochi giorni fa è entrato in diverse scuole della nostra provincia in occasione della Settimana dei Bambini del Mediterraneo.

    Proprio da lì era cominciata la sua avventura un anno addietro, anche se con un’altra veste, quella di uno spettacolo. L’idea parte da un’intuizione di Lorenzo Caiolo che, visitando il sito del fotografo Giuseppe Moccia, rimane colpito dalla sua mostra sugli ulivi e dai testi che Dario Di Viesto ha creato come supporto per quelle foto. Lorenzo sollecita i due ad ampliare il lavoro, per presentare qualcosa ad Ostuni per la Settimana dei Bambini del Mediterraneo. Dario decide allora di creare uno spettacolo, durante il quale, sullo sfondo fotografico di Giuseppe Moccia, Pino Capone presti la sua voce all’ulivo, raccontando storie della nostra terra, accompagnato dalla chitarra di Fabio Di Viesto.

    Lo spettacolo visita diverse scuole, lasciando ai protagonisti, oltre ai consensi raccolti, la sensazione che questo materiale abbia ancora qualcosa di inespresso, che possa essere rimodellato, assumere una nuova forma. Spunta così l’idea del Dvd: Dario coinvolge Pierpaolo Francavilla, che si occupa del sound design e del montaggio.

    Questa, in breve, la lunga e articolata gestazione di un lavoro che, pur sfruttando i moderni strumenti tecnologici, conserva intatta la magia del racconto. E il racconto si veste di forme  diverse: è un racconto “parlato”, cifra di una civiltà orale ormai sepolta, che ha il timbro caldo e genuino di Pino Capone; è un racconto fotografico, perché le splendide foto di Giuseppe Moccia costituiscono lo scenario su cui si stagliano personaggi e vicende; è un racconto musicato, con melodie create ed eseguite dal magico tocco di Fabio Di Viesto, melodie che rincorrono ora dolcemente ora freneticamente i ritmi della narrazione; è un racconto letterario, per la struttura in capitoli, che costituisce l’impalcatura su cui si regge il viaggio.

    Sì, perché in fondo è di un viaggio che si tratta, “un viaggio lungo un giorno” ,come recita il sottotitolo. Un viaggio reale, tra i paesaggi del nostro Alto Salento,  pennellati dai colori che il sole si diverte a spandere nei diversi momenti della giornata;  e un viaggio metaforico, attraverso la nostra memoria, che il tempo ha inciso miracolosamente nei tronchi contorti di un ulivo o ha conservato nelle tracce lasciate dall’uomo.

    Ed è l’ulivo a dare unità a queste tracce. Lui, presenza possente e plurisecolare, vero genius loci dell’Alto Salento, ci aiuta a decifrare questi segni, che sono detriti di passato, che rievocano storie sospese tra realtà e leggenda, storie di amore e di morte, di partenze e di arrivi, di dolori e di speranze. Non solo le storie parlano di contrasti, di lacerazioni, ma è l’intero racconto a prendere le mosse dal contrasto sempre più  stridente che domina il nostro tempo: quello tra Natura e Anti-Natura. La voce dell’ulivo si eleva tra il rombo di un motore e il frinire delle cicale, tra il grigiore dell’asfalto e i colori luminosi della campagna, tra la velocità delle automobili e l’immobilità ancestrale della terra. E ci invita ad avere il “coraggio di fermarci”, ad assecondare “l’urgenza di pensare”, a contemplare i segreti scolpiti nella natura.

    L’Ulivo racconta, dunque, per chi ha voglia di ascoltare, per chi desidera che il mondo torni, almeno per qualche istante, a girare a un ritmo più naturale.

    Se questo articolo esprime giudizi lusinghieri e usa accenti encomiastici non è per la sincera amicizia che mi lega a Dario, ma per l’estrema cura con cui sono stati modellati forma e contenuto di questo DVD. E per lo sguardo affettuoso con cui i suoi realizzatori non si stancano di guardare la loro terra, sforzandosi con tenacia di inseguire una possibile (ri)nascita culturale.

      

     

                                                                                                                          di Michelangelo Nigro.

    in proiezione alla base ONU

    Questa sera il video di Un ruggito lontano (www.unruggitolontano.it) sarà proiettato presso la base ONU di Brindisi.Sorriso

    lu ziu mephistofelico

    ed ecco a voi... Giovanni Cavaliere, meglio noto come "lu ziu", qui in versione diabolica.

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    2046

     

    vi consiglio 2046 di Wong Kar Wai, la storia di un romanziere che, rintanato nella sua camera d'albergo, scrive un romanzo ambientato in un futuro contornato da personaggi della sua vita reale: quegli amori conosciuti durante tutto l'arco della sua vita, ora avvicinabili solo tramite la contemplazione. 2046, un numero in bilico fra lo ieri e il domani: sia numero della camera d'albergo, luogo più cerebrale che fisico, inaccessibile e personale, dove si materializzano i ricordi più segreti del protaginista; sia anno d'ambientazione del romanzo futuristico. Anche se il titolo del film trae spunto dal romanzo, la narrazione cinematografica è più "in versi" che "in prosa" e procede più per sottrazioni ed ellissi, che per accumulazione. La forma elegiaca, rafforzata dalla "Casta diva", vero leitmotiv sonoro del film, prende forma grazie ad una fotografia surreale e curata nel minimo dettaglio, che ha inzavorrato (non dal punto di vista stilistico) i tempi di produzione del film. L'itrospettivismo dell'opera è suggerito naturalmente dall'utilizzo della macchina da presa. Tutto il film è girato con delle focali lunghe che impediscono la profondità di campo e, quindi, ciò che è nitido è solo il primo piano, il resto rimane indefinibile nella zona non a fuoco. Così, nell'intero film, (a parte gli esterni computerizzati) non mi pare di aver visto un totale o un campo lungo, ma solo primi piani, particolari, lievi movimenti. Tutto questo ravvicina lo sguardo dello spettatore alla storia narrata, una storia composta da "fragili" movimenti emotivi e nulla più. Un film per chi non vule capire, ma vuole solo vedere e lasciarsi sedurre. Un film in cui gli appigli logici e cerebrali non servono allo spettatore per lasciarsi trasportare da questo flusso di immagini silenziose e delicate.

     

    il trailer

     

    in scena

    La scorsa settimana, con alcuni miei amici dei MTD, sono stato protagonista della rappresentazione per bambini (ancora una volta!) dal titolo Arlecchino, Colombina, Pulcinella e la magica mortadella di Francesco D'Agnano. Io ero Arlecchino. Sicuramente replicheremo la rappresentazione altrove. Presto foto dell'evento.